Costituito il Comitato Scientifico Tria Corda. Un assist per il Polo-Pensiero. La strada in discesa passa dalla cultura del cambiamento

Si consolida l’asse operativo TRIA CORDA-ASL per accelerare la realizzazione del polo pediatrico salentino. Prima dell’estate si dovrebbe firmare un secondo protocollo d’intesa. Il condizionale è d’obbligo perché le stagioni amministrative non coincidono sempre con quelle climatiche. Comunque il lavoro che già facciamo ha l’intento comune di riqualificare il servizio esistente, segnale preciso di una volontà amministrativa orientata a dare assetto nuovo alla pediatria salentina. Un’operazione di lungo periodo per la quale viene utilizzata la disponibilità del volontariato privato, componente fondamentale per alleggerire i compiti di un welfare pubblico in difficoltà. S’introduce in questo modo aria nuova nel sistema sanitario, obbligando tutti noi a non leggere i fatti di oggi con l’occhio di ieri che ha affossato fin qui ogni iniziativa di riordino. Si dà in questo modo una concreta risposta istituzionale a chi esalta l’immobilismo usando veti urlati per bloccare ogni ipotesi di cambiamento.

Attenzione, non bisogna sottovalutare l’attaccamento al precario istituzionalizzato alimentato dalla percezione di un alto grado d’insicurezza. Il provincialismo in questo caso spiega poco. Soprattutto non può spiegare il profondo malessere dei nostri bambini e delle loro famiglie costretti a cercare fuori regione cure appropriate per malattie gravi o complesse. La retorica sull’abbattimento della mobilità passiva continua mentre nel 2014 il fenomeno ha interessato circa 5000 bambini pugliesi e il progetto TRIA CORDA che dovrebbe colmare questa grave lacuna resta in stand by. Perdita di tempo grave in una visione moderna dell’organizzazione sociale in cui non c’è posto per l’attendismo. La modernità esige un decisionismo che non lascia spazio alla mediazione bizantina delle consorterie di borgata. Nel Salento invece si esalta il culto del NO alla discontinuità. Nella sanità ad esempio vanno di moda le lagnanze per contrastare ogni tipo di “variante” che sconvolge apparentemente i bioritmi della convivenza. Così il precariato sanitario continua a godere di un pregiudizio favorevole. Vince il certo precario di oggi sull’efficienza probabile di domani,rafforzando l’immagine di un Salento che non crede nel futuro,perennemente ripiegato su se stesso. Ci lascia così in uno stagno esistenziale dominato dal disagio, dalla precarietà e dalla diseguaglianza e toglie respiro ad ogni atmosfera di speranza.

Almeno per la pediatria TRIA CORDA sente il dovere di tranquillizzare la popolazione allarmata. Il polo non rappresenta un salto nel buio,
non modifica l’assetto territoriale della pediatria di base, prova solo ad arricchirla mettendo a disposizione una “cassetta degli attrezzi” dotata di tecnologie e professionalità che mancano sul territorio. TRIA CORDA ha superato la fase della fede nei miracoli avendo realizzato in cinque anni di lavoro alcuni risultati concreti: una collaborazione costante e costruttiva con le istituzioni, l’aggregazione di altre forze del volontariato salentino, il radicamento sempre più vasto sul territorio costruito con convegni , incontri di studio ed eventi di successo. Per il futuro non useremo bamboline woodoo da infilzare contro il malocchio ma non subiremo neanche le logiche dei frustrati che chiedono immobilismo a go go. Siamo impegnati a produrre risultati. In questi giorni si è aperto un capitolo nuovo con l’insediamento di un Comitato scientifico composto da esperti illustri, profondi conoscitori delle problematiche della pediatria su scala nazionale (l’elenco è già su TRIA CORDA News). E’ il testimone lasciatoci dal caro e mai dimenticato Prof. Carlo Corchia con cui abbiamo condiviso le fasi della redazione del progetto e del relativo innamoramento. Un Comitato di alto profilo scientifico che ispirerà le future strategie e iniziative di TRIA CORDA. Agiremo passo dopo passo nella consapevolezza che per crescere dovremo fare sistema se vogliamo creare una pediatria pensata come oasi di sana alfabetizzazione sanitaria per le giovani generazioni. Stiamo cercando di aprire sentieri nel deserto.

Va premiato il coraggio dei non indifferenti mentre si continua a navigare tra le aspettative dei delusi e il cinico assenteismo dei deludenti(i poteri forti del territorio continuano a restare a bordo campo). Nessuno è profeta in patria. Il nostro lavoro ha trovato credito e riconoscimento oltre i confini regionali. Quest’anno la Fondazione Mediolanum, con il progetto “Stammi vicino” destinato ad aiutare i bambini con patologie gravi, ha offerto un contributo di solidarietà a TRIA CORDA. Verrà utilizzato per istituire al Fazzi un posto di terapia intensiva pediatrica comprando macchinari e assicurando formazione specialistica a medici e paramedici in astesia e rianimazione pediatrica(settore attualmente assente).

Quando il Sud chiama talvolta il Nord risponde con generosità. L’auspicio è che i “nostri” arrivino buoni secondi in cartellone. Confidiamo in una borghesia visionaria sensibile ai temi della solidarietà, capace di esercitare una leadership responsabile per orientare le scelte della comunità. Risparmiare un’odissea ai nostri figli sembra un motivo nobile che merita attenzione.
Il polo pediatrico ha bisogno di coesione sociale come nuova piattaforma per una sfida riformatrice su cui dovrebbero concentrarsi le forze del territorio meglio attrezzate per acquisire certezze e spirito guida. Con il polo viene offerta ai salentini un’occasione per mettersi in gioco,per gestire al meglio l’età dell’innocenza.

Stiamo cercando di costruire un’immagine della sanità territoriale riassumibile in una parola: diversità.
Una diversità di metodo che consenta di esaltare merito e professionalità;
una diversità funzionale che consenta di offrire ai bambini oltre alle cure appropriate una dimensione non traumatica del soggiorno ospedaliero preservando la continuità della loro vita di relazione;
una diversità sociale volta a potenziare i valori della solidarietà e della condivisione.

Ci sono diversi modi per far uscire il polo dal cono d’ombra. Quello più efficace riguarda la partecipazione popolare. Per noi rappresenta la diga del buon senso che può far rientrare i soloni dell’immobilismo nel buio dell’irrilevanza. Più sono faticose le periferie del sistema(decresce al Sud l’aspettativa di vita), più si avverte l’esigenza di un impegno collettivo. Un’alleanza per il cambiamento ha una potenzialità che va oltre la somma delle singole forze .

É su questo versante che il volontariato si propone come apripista di un modello aggregante. Bisogna uscire tutti insieme dal vicolo cieco della precarizzazione che irrigidendo le ragioni dell’immobilismo non risolve i problemi della diseguaglianza.Nella sanità in primo luogo, per l’impatto immediato che la salute ha sulle tematiche sociali.

Claudio Alemanno