di Claudio Alemanno

L’oroscopo appartiene ai riti di ogni inizio d’anno, segno di una crescente debolezza dell’uomo e del bisogno di lenire le ansie con la speranza. Anche il polo pediatrico vive questa dimensione. H un forte bisogno di speranza, avendo davanti un lungo e insidioso percorso. Guardiamo perciò con interesse alle congiunzioni astrali per cogliere gli influssi positivi e mettere la sordina agli astri che seminano veleni. Il fare futuro è il recinto della nostra speranza. Lo stato embrionale del polo costituisce un’opportunità per una sfida feconda per la sanità del territorio e la società salentina. Dobbiamo alimentare l’idea che sia possibile risalire la china del nostro disagio, mandando segnali concreti di comunità coesa. Non possiamo assuefarci alla nostalgia imposta da chi vuole uccidere il nostro futuro obbligandoci a rivalutare il passato, facendoci crogiolare in una realtà immobile vissuta all’ombra del rimpianto e del desiderio. Noi stiamo facendo la nostra parte, tutelando il polo con faticosi compromessi. Non siamo turisti sul nostro territorio, ma attori impegnati a superare i limiti di una sciatta gestione del quotidiano, con una visione organica di lungo periodo,che combinando l’area dei servizi,con quella della cultura riesca a rendere protagonista la soggettività civile. Il polo pediatrico diventa così una sfida credibile grazie all’energia positiva delle nostre comunità che consente di superare la fase di stallo, respingendo i tentativi di usarlo come moltiplicatore di demagogia. Attorno al polo è nata una filiera della solidarietà che attende risposte urgenti. Esistono idee in cammino corroborate da protocolli che assicurano l’impegno istituzionale.

Cosa dobbiamo attenderci per il 2019? Abbiamo l’involucro,ma per i contenuti non possiamo restare a lungo nel vago.C’è l’effetto crisi ma sono anche molte le incertezze di sistema. Quando mancano i leader si crea un vuoto decisionale che produce situazioni aggrovigliate con foschie all’orizzonte. Il potere di fascinazione del progetto per l’attivazione del polo pediatrico è intatto.Costituisce un “soft power” che presenta sempre elementi di seduzione culturale e un chiaro disegno strategico per la riorganizzazione della pediatria salentina. Nessuno contesta la sua capacità di piacere ma sul suo cammino restano i macigni del “flop power” . Abbiamo dati strutturali di debolezza nazionale e regionale e guardando avanti un anno al rallentatore, con scenari di recessione. I tagli lineari previsti dalla legge di bilancio finiscono per danneggiare la sanità nella aree più deboli, quelle del Sud dove i residenti sono più dipendenti dal welfare. Ma anche in un contesto difficile noi lavoriamo per un programma con orizzonte lungo che prescinde dai cicli economici ed elettorali, attento alle contraddizioni sociali, con referenti di prima linea la solidarietà del territorio e l’aspettativa forte di comunità coese. Sul polo pediatrico il Salento attende risposte urgenti, non ibernate nelle pieghe di un pensiero meridionale ancorato a logiche di schieramento o di privilegio territoriale. Non assisteremo passivamente a ritardi e vuoti di sistema che penalizzano l’insediamento delle specializzazioni. Il polo pediatrico non può fare da strapuntino, restando in stand by in una sanità in affanno. L’urgenza è dettata dalla necessità di correggere le storture di sistema nella pediatria salentina sedimentate da decenni di colpevole negligenza. Ritardi ulteriori consolidano una visione statica e conservatrice alimentando la cultura e la dialettica del precariato. Contro le rigidità di sistema, proponiamo una sana storia di provincia che cerca di accreditare in campo sanitario una felice combinazione di professionalità e conoscenza. Le specializzazioni segnalate sono note da tempo: (poliambulatori specialistici, pronto soccorso pediatrico, terapia intensiva pediatrica, neuropsichiatria pediatrica, reumatologia pediatrica. Avrebbero bisogno di entrare in sintonia con una politica sanitaria di lungo respiro. Nel Salento sonnacchioso il polo pediatrico rappresenta un momento significativo nell’innovazione del sistema, nella sua “ricalibratura” in chiave di sviluppo e recupero della classe media in liquefazione. Non va sottovalutato il contesto sanitario in cui operiamo. Nel Sud e nel Salento il disagio ha una lunga casistica. Va dalla necessità di curarsi fuori regione alla c.d. “povertà sanitaria”(tempi lunghi d’attesa per prestazioni specialistiche e ambulatoriali, esaurimento di fondi regionali per sostenere esami in centri privati). Tutto ciò fa crescere la spesa sanitaria delle famiglie alimentando sfiducia,tensione e rabbia. Torna ancora il tema delle diseguaglianze che tendono a crescere in ragione del luogo dove si nasce. Agli esperti ad esempio è noto l’alto indice di mortalità infantile nel Mezzogiorno. Tutto ciò dovrebbe sollecitare la nostra classe dirigente – dalla politica all’impresa alla cultura – a rendere fruibile almeno un buon servizio sanitario e dunque il polo pediatrico che rappresenta una miccia utile per un Salento virtuoso. Ha caratteri di priorità la difesa dell’infanzia. Stiamo parlando dell’inizio del viaggio dell’essere umano, di un frammento di umanità prezioso che richiede costante attenzione e manutenzione. per dare senso compiuto ad un’appartenenza civica vissuta con sentimenti di forte coesione sociale. Dunque un momento importante che non può essere vanificato da un contesto sociale precario . Resta alla base di tutti i legami sociali come dato biologico che va difeso dalla collettività in quanto patrimonio che deve assicurare armonia ed equilibrio al suo sviluppo. Il sostegno della classe dirigente è perciò un dovere sociale, non una semplice pratica di assistenza compassionevole. Il cinismo di molti non ha alibi quando ignora o nega questi sentimenti primari facendosi spiazzare dai moderni narcotici della coscienza e dell’informazione. Il Governo ha creato il Ministero della famiglia e della disabilità ma sul territorio non si avvertono ricadute significative. Onorare la vita è a un tempo imperativo cristiano e dovere laico. Se ciò non accade (la sanità offre esempi a iosa) la società civile ha il dovere di organizzarsi pressando le istituzioni con domande appropriate. Tria Corda presenta da sette anni un laboratorio di idee in cui si parla di pediatria di eccellenza e di sanità efficiente ma anche di evoluzione del nostro sentire sociale, di sviluppo e percorsi di crescita culturale. Mirando sopratutto a sensibilizzare i giovani che spesso vivono nel torpore di un quotidiano affidato a canne e.noia. Strani paradossi ci piovono addosso. L’Italia non ha mai avuto un marchio unico,assomiglia piuttosto a un Commonwealth tricolore, con servizi pubblici che scendendo da Nord a Sud risultano sempre più caotici e precari. A ciò si aggiunga il virus dell’autarchia che avanza con il tema delle autonomie regionali. La sanità non è fuori da queste problematiche. Bisogna tenere sempre a mente che esiste una questione meridionale anche nella malattia. Agli operatori impegnati su questi fronti suggeriamo di riflettere su un pensiero della saggezza indiana  “Non contano i passi che fai ma le orme che lasci”.