di Claudio Alemanno
Il polo pediatrico prende forma. Lentamente e con fatica. In uno scenario economico difficile dominato dall’incertezza restare ottimisti è un atto di fede. Tria Corda ha il dovere di essere ottimista dovendo far valere le ragioni del polo che esprimono lontane e legittime aspettative delle popolazioni salentine. In questa tenace opera di perseveranza siamo confortati da alcune voci autorevoli che recentemente ci sono venute in soccorso. Le abbiamo ascoltate nel corso della gioiosa e pacifica manifestazione svolta al grido “Solo per loro” che ha coinvolto Lecce e provincia nei giorni scorsi. Nel segno del rosa e del blu un lungo corteo di studenti, professori e volontari di diverse associazioni ha sfilato lungo il centro storico di Lecce concludendo la giornata in Piazza Duomo dove l’Arcivescovo Michele Seccia ha voluto esprimere con la Sua presenza vicinanza e solidarietà verso le ragioni del polo e le aspettative del territorio.”Non è fuori luogo, ha ricordato l’Arcivescovo, chiedere un polo pediatrico per Lecce. Andiamo avanti e ognuno faccia la propria parte nel bene di tutti” Un segnale d’impegno è venuto anche dal Drettore dell’Ospedale Vito Fazzi Dr. Giampiero Frassanito. Ai bambini salentini bisognosi di cure ha assicurato che “entro il 2019 Lecce avrà il suo polo pediatrico”. E’ un impegno solenne per il quale  abbiamo già prospettato le nostre proposte ricordate dal Presidente Aguglia nel corso della manifestazione.  Si sta lavorando alle priorità per la dotazione delle unità complesse di pediatria,chirurgia e oncologia pediatrica mentre come obiettivo di medio termine s’intende individuare poliambulatori specialistici per dare ai cittadini risposte concrete in termini di diagnostica. Si dovrà inoltre capire bene come dovrà essere ristrutturato il secondo piano dell’Ospedale non appena fruibile. Senza dimenticare alcune priorità urgenti:allestire due posti di terapia intensiva pediatrica. realizzare i reparti di neuropsichiatria pediatrica, reumatologia pediatrica e pronto soccorso pediatrico. Resta comunque fermo l’obiettivo generale di creare una rete pediatrica capace di offrire prestazioni specialistiche di eccellenza.Questo percorso pone inevitabilmente domande che anche quando trovano orecchie sensibili all’ascolto cadono in un pantano dominato da dubbi e incertezze. Il potere frammentato appare formalmente più vicino ai territori ma nella realtà deve fare i conti con le finanze gestite da poteri lontani, regionali, statali,sovranazionali. Ciò determina una difficile dialettica istituzionale che lascia impronte indelebili sulla sanità, a fronte di un diritto alla salute doppiamente protetto; dalla Carta costituzionale e dalla morale cristiana che ci ha plasmato con valori e stili di vita.Stiamo vivendo un passaggio complicato ma continuiamo a confrontarci con tutte le istituzioni impegnate nella realizzazione del polo. Da sette anni Tria Corda va segnalando le emergenze della rete pediatrica locale. Dobbiamo risposte urgenti ai bambini costretti a curarsi fuori regione, bambini che diventano “visibili” per la burocrazia solo quando vanno  a ingrossare i costi della mobilità passiva. Dobbiamo risposte a un territorio che dall’impiego nella sanità di capitale “inclusivo” attende un approccio alle cure più attento alla sensibilità dei malati, sopratutto quando sono bambini. Tutto questo è reso più difficile dalle note difficoltà economiche,ivi inclusa la scarsa crescita dell’economia meridionale. Secondo il Rapporto Svimez il Sud nel 2018 cresce di appena lo 0,8% rispetto all’1,13% del Centro-Nord. Sulla flessione del Pil pesa sopratutto il calo degli investimenti. Abbiamo un 3,8 al Sud contro il 6,2 del Centro-Nord. E la spesa pubblica pro.capite risulta più bassa di un sesto rispetto al Centro-Nord sfatando il luogo comune di un antico e nuovo strabismo statale. Per il futuro vanno anche segnalati i rischi di un federalismo a geometria variabile. Il discorso delle autonomie che vede in prima fila Lombardia,Veneto ed Emilia va oltre il federalismo fiscale  recentemente introdotto nella Carta costituzionale. Qui si riconosce il principio di equità legittimando l’azione redistributiva e perequativa dello Stato  Questo principio adesso è messo in discussione ma noi sappiamo che l’eguaglianza non si trova in natura, è frutto anzitutto di una conquista culturale.
Se soffre l’economia del Sud soffrono anche i sevizi e il welfare.Non a caso il Rapporto Svimez parla di “cittadinanza limitata” per quelle popolazioni  che dal servizio sanitario non ricevono il livello minimo delle prestazioni.Noi ci siamo dentro a pieno titolo. Non è la stessa cosa curarsi nel Salento o in Lombardia. Una difficoltà che consolida al Sud  l’importanza del  sostegno offerto dal volontariato e dalla partecipazione solidale. E se ci facciamo guidare dal buon senso si comprende meglio  l’utilità sociale del polo.pediatrico salentino.Noi intendiamo restituire serenità all’innocenza compromessa che porta ancora i nostri bambini e le loro famiglie a scrivere storie amare di disagio e discriminazione, Riflessi allarmanti di una subalternità che continua a far crescere la forbice del divario nel silenzio e nell’indifferenza di tutti. Fino alla sua cinica e supina accettazione come accade sempre più spesso in un Sud prostrato che si dispone a vivere questa condizione con fatalismo e soavità curiale. Ovviamente noi siamo alla ricerca di un cambio di passo significativo. Il polo pediatrico. oltre ad assicurare un servizio di eccellenza, serve per dare emozioni nuove, per farci sentire più uguali e meno soli nella regione e nel paese. Più vicini al futuro che al passato, anche se occorre pazienza certosina quando si deve lavorare con tempi incerti, obiettivi altalenanti, percorsi a volte surreali. Dovendoci barcamenare tra paure e diritti siamo riusciti con Tria Corda a conquistare sul campo una scintilla di autonomia nel mondo difficile della sanità sovraccarico di poteri forti e ingessati che non vedono o non vogliono vedere l’inquietudine cristallizzata. La utilizzeremo per portare razionalità ed efficienza nella pediatria salentina cercando a un tempo di operare per l’affermazione dei diritti civili con metodi che valorizzano la pedagogia del confronto.