Il ventre del Salento ha tanti dolori ma quello dei bambini malati, sradicati e costretti a viaggiare per curarsi, è il più angosciante. Una fiammella di speranza è stata accesa al Convegno di Pediatria dove si è parlato anche di polo pediatrico (Lecce, Castello Carlo V). Abbiamo un punto fermo, una certezza iniziale che ci consente di mettere confini ai disagi procurati alla nostra gente da una pediatria territoriale carente in organizzazione e specialistica. Decolla, dopo quattro anni di battaglie e scaramucce, il polo pediatrico salentino, inserito nel piano regionale del riordino ospedaliero. Ci sono alcune incognite istituzionali perché il piano è sotto sorveglianza ministeriale e quindi potrebbe essere soggetto a correzioni (ovviamente impugnabili) ma almeno sul territorio, a livello politico e istituzionale, è maturata una visione comune di futuro per cui il destino della “nuova” pediatria salentina dovrebbe essere meno cupo, avendolo concordemente ancorato a logiche di efficienza e di alta specializzazione professionale.
Il tema di una sanità cenerentola, tangibile espressione delle note diseguaglianze Nord-Sud, è di antica rilevanza per il Salento. Incominciare adesso a mettere ordine partendo dalla pediatria è un segnale serio di maturità sociale e di responsabilità politica. Più apprezzabile perché deciso in un momento delicato in cui si rischia di restare seduti sulle macerie economiche della sanità regionale. E’ indice di una svolta di pensiero, della voglia di reagire all’immobilismo e al degrado del sistema con un approccio programmatico che dà ascolto ai bisogni del territorio, alle istanze che vengono dal basso. Un comportamento inedito nei percorsi decisionali pubblici.
Al convegno sono emerse tutte le lacune della pediatria salentina, dall’assenza di un pronto soccorso pediatrico, alla difficile integrazione dei servizi nel percorso intra-ospedaliero, alla necessità di istituire un reparto di terapia intensiva pediatrica e una rete di emergenza per l’età pediatrica. E’ stata anche rilevata l’utilità di una rete regionale già attiva in 16 regioni, Puglia esclusa.
Le proposte per il “nuovo” da costruire sono incoraggianti anche sotto il profilo della concretezza. Sono in corso di espletamento le procedure per la creazione del polo pediatrico mentre già si cerca la sede idonea all’interno del Fazzi. Noi di TRIA CORDA non conosciamo i tempi e i metodi di lavoro della burocrazia ma seguiremo l’iter da vicino.
C’è anche l’impegno politico a seguire il progetto nelle diverse fasi di crescita per dare alla pediatria salentina servizi di eccellenza. Sorgeranno certamente problemi finanziari e organizzativi che potranno essere gestiti facendo ricorso al partenariato pubblico-privato già sperimentato con successo in altri centri pediatrici di rilevanza nazionale (il Meyer di Firenze, il S. Gerardo di Monza). Un metodo che in sede locale ha già dato i suoi frutti con i gruppi misti di lavoro creati da TRIA CORDA e Asl di Lecce.
Va ribadito con fermezza un dato peculiare. Il progetto TRIA CORDA in corso di attuazione appartiene al territorio. E per rendere tangibile questo aspetto si è costituita una rete di solidarietà che prevede la partecipazione attiva di altre associazioni di volontariato. C’è un logo (alveare.jpg) che raccoglie al momento TRIA CORDA, Associazione Cuori e Mani Aperte verso la sofferenza, Daniele Manni e i ragazzi di Arianoa. Altre associazioni seguiranno con l’intento di ampliare l’interesse sociale  attorno al progetto. Se cresce, deve crescere insieme al territorio in una visione comune del futuro. E’ doveroso farlo nell’era in cui le opportunità di crescita si valutano nel mondo interconnesso. Chi arriva tardi, ha detto una volta Gorbaciov, viene punito dalla storia. I salentini sono stati puniti più volte proprio perché hanno una speciale attitudine a collezionare ritardi, fino a esaltare talvolta le virtù della pigrizia e della negligenza.
Vigileremo affinché questa sorte non tocchi al polo pediatrico che in embrione sta dando fiato ai nostri sogni.
Claudio Alemanno